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Creare contenuti non è cosa semplice: più volte ho inserito delle idee nelle mie note sul telefono ma, qualche settimana dopo, non erano poi così entusiasmanti come quando li avevo appuntati.

Perché quindi cerchiamo di chiudere la nostra professione, la nostra passione, in schemi definiti?

Andiamo alla ricerca del “cinema”, giriamo cortometraggi, episodi in serie, cerchiamo quel colore, quel mood tipico del grande schermo nei nostri video e, poi, clamorosamente, non ci rendiamo conto che la stragrande maggioranza dei nostri contenuti vengono fruiti su un display 1000 volte più piccolo di quello del multisala vicino casa.

Ma a cosa stiamo andando realmente incontro?La professione del videomaker non può essere, oramai, settorializzata.

Ci occupiamo di scrittura, di geometria, di fisica delle luci e delle lenti, di animazione in 2D e in 3D, di grafica, di marketing, di social media networking, di pianificazioni.

Quanto tempo spendete, in media, a pianificare il vostro lavoro? Io mi sono reso conto di ragionare troppo sui calendari, più che sulle idee, certe volte. Ma pianificare, signori, è tutto.

Per questo motivo è necessario spendere molte energie nell’apprendimento e non smettere mai di farsi delle domande, di continuare a crescere esplorando nuovi spazi dell’arte.

Alla fine del 1800 il cinema è nato come uno spettacolo messo in atto da pochi, con uno scopo ben preciso: raccontare storie.

Smettiamola quindi di preoccuparci se un giorno vinceremo l’Oscar per la migliore fotografia o, ancora peggio, di aggiornare la pagina di Amazon in attesa che sia messa in vendita la nuova versione della mirrorless che aumenterà il dynamic range o la definizione.

Spoiler alert: tra poco l’intelligenza artificiale renderà la nostra ricerca inutile, ricalcolando le nostre immagini rumorose e trasformandole in un HDR ricampionato in digitale, forse.

Cerchiamo perciò di vivere il presente e di capire che il cambiamento è già avvenuto e che la migliore delle macchine per girare le nostre idee ce l’abbiamo già, probabilmente in tasca.

Lavoriamo su noi stessi, iniziamo a raccontare il mondo e smettiamola di pensare a come diventerà.

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