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Quando lavoriamo ad un video sono tante le dinamiche che influiscono nel risultato finale. Sempre più spesso mi capita di guardare video su YouTube che sfociano nel più audace manierismo estetico, una sfilza di produzioni che seguono un modello di successo e lo ripetono fino allo sfinimento.

È il caso delle transizioni zoom, di cui ultimamente si parla tanto, dell’utilizzo smodato degli effetti sonori per passare da un piano narrativo ad un altro, del bombardamento di riprese aeree che raccontano soltanto la bravura del pilota e non qualcosa in più.

Certo, non è il caso di tutti, ma quando giriamo un video la prima domanda che ci dobbiamo porre è: cosa vogliamo raccontare?

Imporre la propria personalità e il proprio stile

Su YouTube vengono caricati ogni minuto circa 300 ore di video, una quantità impressionante che fa riferimento alle sole produzioni distribuite su questo canale.

Un videomaker può quindi scegliere tra due opzioni:

Go with the flow – È la scelta più semplice da compiere, ovvero quella di analizzare tutte le tecniche e riproporle nei propri video come se fossero uscite da un tutorial. La frase più pericolosa che un cliente o un amico potrà dirvi guardando un vostro video è “ho visto che questa cosa si fa” o “ma quella transizione che va di moda, perché non l’aggiungi?”. Solo voi sapete come orientarvi nel vostro lavoro, ascoltate il feedback ma usate la vostra voce.

Absorbe and change – È sicuramente la scelta che richiede più impegno e più tempo, ovvero quella di osservare ciò che fanno gli altri e, con uno sguardo critico, decidere cosa è bene utilizzare per le proprie produzioni. Assorbire, fare proprie le tecniche, e poi riproporle con uno stile personale, diverso. È sicuramente il lavoro che dona più soddisfazioni.

Perché è importante “fare meno”?

Quando si parla di videomaking un errore che si fa spesso è quello di mostrare gli artigli: un portfolio gigantesco, una macchina fotografica da svariate migliaia di euro, una sfilza di tecnicismi che fanno perdere di vista il senso di ciò che facciamo.

Il punto è che non avete bisogno di un mucchio di attrezzature per iniziare a girare video. La videocamera che avete già è l’unico strumento che vi serve per fare un lavoro entusiasmante. Vi parlo di strumento, proprio perché tutte le attrezzature sono soltanto un mezzo per raggiungere uno scopo.

L’acquisto di nuova strumentazione, più potente (e quindi anche più costosa), arriva fisiologicamente nella vita di un videomaker ma quello che non tutti ammettono è che un buon storyteller racconta una storia con qualsiasi mezzo a sua disposizione.

Un esempio ritmico

È da quando l’uomo ha abitato le caverne e si è riunito nelle prime tribù che ha avuto la necessità di raccontare e di comunicare.

Una delle prime forme di comunicazione era il ritmo, la percussione. Il senso ritmico dell’uomo si è trasferito fino ad oggi in un’evoluzione costante che ha visto la trasformazione degli strumenti da semplici tamburi in pelle animale alle batterie elettroniche utilizzate in tutto il mondo.

Credete forse che un batterista si limiti a portare il suo ritmo soltanto su una batteria da 10mila euro? Siete fuori strada, il vero artista è quello che fa uscire il suono anche da un gruppo di secchi di vernice, quel ragazzo che incontrate facendo due passi per le vie di Manhattan.

La filosofia del video è un po’ così: lo strumento aiuta tantissimo, ma se sei capace riesci ad esprimerti anche con la prima fotocamera che hai a disposizione.

Come risponde il mercato a questa filosofia

Iniziare a lavorare come videomaker significa adattarsi ad un mercato verticale, ovvero cercare di inserirsi in una nicchia per poi crescere e ampliare la propria clientela. Quello che stiamo vivendo è il momento migliore per iniziare a proporsi a piccole e medie aziende che hanno la necessità di promuovere il loro business, senza dover sborsare un capitale.

Video per il Social Media Marketing

Iniziare un business come video maker significa anche rendersi conto di cosa richiede il mercato. Basta fare un giro su internet per renderci conto che la maggior parte delle aziende sono interessate in brevi video promozionali, produzioni “about us” da distribuire sui social media.

Piccole e medie aziende, imprese locali e associazioni di tutti i tipi, hanno la necessità di vendere il proprio prodotto a nuovi clienti. Per questo motivo per essere rilevanti e competitivi sui social c’è la necessità di postare contenuti regolarmente e con una certa qualità.

È qui che inizia il nostro business, oggi.

Offrire contenuti brevi, clip che arrivano dritte all’obiettivo in breve tempo. È questo il modo in cui è possibile presentarsi: l’essenzialità, il fare meno. Inutile raccontare ai proprietari di piccole o medie attività tutti i tecnicismi alla base delle nostre operazioni, ne uscirebbero confusi o ne sarebbero totalmente disinteressati.

Offrite invece un servizio semplice, pulito, libero da virtuosismi e andate dritti al punto della vostra comunicazione, della vostra storia.

Eliminate il superfluo, fate meno.

Quali sono i benefici del ridurre?

Evitare troppe informazioni, lavorare nella semplicità, essere essenziali nella presentazione dei contenuti, andare dritto al cuore della comunicazione sono le operazioni base.

Progettiamo un lavoro che vuole raccontare qualcosa e non soltanto stupire.

Osservate quello che fanno i professionisti e guardate, se possibile, come girano e come montano il risultato, che tipo di storia raccontano. Cercate di capire cose è necessario e cosa no.

Molto probabilmente vi renderete conto che 10 transizioni con un mascherino sono troppe per un filmato di 1 minuto oppure che avete sempre spinto troppo sulla levetta del contrasto in post-produzione.

Don’t overdo it, non esagerate.

I benefici del ridurre saranno evidenti: avrete un risultato molto più chiaro, avrete lavorato sui dettagli e non avrete aggiunto materiale ingombrante.

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